Caro George…

Caro picciriddo reale,

Ancora sei pargolo e già non si parla che di te.

Vittimima fosti, sei e sarai, di un girone infernale chiamato Tabloid.

Ma d’altronde che colpa ne hai.

Sei stato bravo, hai ascoltato a zia tua e sei nato in ritardo, che tutti volevano sapere quando nascevi, manco fossi il figlio dell’anticristo che portava la fine del mondo.

E poi, porello, ti sei assuppato vari “chi cazz se ne frega” all’annuncio della tua nascita.

Manco più rispetto per il picciriddo reale c’è.

Ora che io ti debba scrivere mentre amorevolmente sorseggio una Red Bull e fumo l’ennesima sigaretta, mentre so che tra una settimana devo smettere, con le sigarette e con la Red bull, perché arriva la mia picciridda reale che ha l’asma e allora non si fuma.E non si beve red bull perché se no la vuole e allora quando dorme?

E niente Giorgiù, mentre aspettiamo il tuo battesimo noi italiani siamo in mezzo alla cacca. E meno male che non ti dobbiamo fare il regalo, che al massimo ci usciva un ciuccio usato.

Sappi che noi sapremo  tutto di te, la prima scorreggia, il primo vomito, quando avrai la febbre e di che colore fai la cacca. Occhio, quindi, e  cerca di fare il picciriddo, che a fare cose da reali, come divorziare, sposarti con la tua ex baby sitter o assicutare una volpe innocente per spararle , di tempo ce n’è-

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Gli arancini di Madeleine, una nuova storia da Vigata

Salve, mi chiamo Madeleine, ho ancora un’ultima cosa da fare, e abito a Bergamo. Da vecchia vorrei accanto un uomo come Andrea Camilleri. L’uomo che sa scrivere il dialetto siculo, che vi assicuro non è cosa nè semplice nè facile. Ma grazie a lui posso scrivere su Facebook di non aver capito una minchia santa, non vergognandomi. Posso dire che ho avuto la malajurnata pure a un bergamasco senza dare per scontato che non mi capisca. Insomma sentire il profumo di arance e zagara, innamorarmi del mio mare perchè conosco marinella… Confesso, sono di Vigata. Sono nata lì, a metà tra il mare e le colline, e nella mia stanza di ospedale, quando nacqui. si respirava brezza marina. E avevo un mese quando ero sdraiata col cappellino. E mettevo le tende in spiaggia e domrivo lì anche tre giorni…e facevo la pipì la mattina alle sette nell’acqua gelata. E la sera bevevo vino rubato dal frigo del nonno di un amico e da quello da mio padre. Vino delle viti Vigatesi, denso, quasi cremoso..ehm .. e alcolico. Che la vita ha dato una cosa alla mia costa: la bellezza. E la mia isola è saggia e vive di vita propria. Altrimenti Vigata non sarebbe sopravvissuta ai vigatesi e la Sicilia tutta ai Siciliani. Io sono dentro le storie di Montalbano. Capisco la lingua di Catarella e parlo quella di Mimì Augello. Mi affaccio dalla finestra e vedo, maestose, le Alpi. Ora so perchè montalbano non ha ancora sposato Lidia. Perchè nonostante a Genova ci sia il mare, non è lo stesso mare. Perchè chissà come la fanno a genova , la pasta con le sarde. Poco Fa, nel bancone della Legler ho visto un Cannolo. Mi sono innamorata delle sue forme. Era bello a vedersi, e stavo per chiedere se era “fresco”. L’ultima volta che ho mangiato un cannolo a Bologna era molliccio. Poi li ho comprati a Palermo, all’aeroporto, e li ho portati a maritome. E insieme abbiamo fatto festa. Ma ritornando al nostro buon cannolo, l’ho guardato,scrutato, come un vampiro che guarda una bella ragazzina succosa. (ehm..) Alla fine un mi piaciu n’ta facci. La ricotta era troppo bianca, e distante dalla crosta. Segno che era dentro la crosta da un po’, e che quindi la stessa si era rammollita. Ho pensato che forse io non sono altro che un Fumetto edito da Sergio Bonelli, anche lui di Vigata, o forse un malocuntu di Camilleri. Resta il fatto che ho comprato la mortadella, e ho lasciato il cannolo. Con un po’ di nostalgia. E quasi quasi visto che venerdì arriva la cucina, mi faccio gli arancini. Gli arancini di Madeleine. 🙂 Comunque sono già alla terza vita, e giammai, mi diverto da morire. E se fosse solo matrix????

Caro omino della findomestic…

Cara findomestic, ci conosciamo ormai da tanto tempo.

Il primo finanziamendo nel 1999 quando ancora c’erano i milioni..e i soldi da spendere sembravano sempre tanti.

10000 PER UN’ALFA 145 USATA.

Se non ci fossi stata tu a soccormi (e a prenderti quasi 2000 di lire di interessi) avrei comprato un pandino.

Ma tant’è…ce l’abbiamo fatta, e mai una rata non pagata. MAI.

Poi è arrivata la Tv al Plasma. E grazie.

Poi sono cominciati i guai.

Il lavoro da libero professionista, e nonostante un reddito medio alto, hai detto di no.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, e allora abbiam preso l’ALFA 156, che come tutti gli anziani ha ancora molto da dire e sa farsi valere. 2500 euro.

Poi mi spieghi così però io come faccio a mettere qualcosa da parte se mi serve il dentista. E cazzo, mi serve.

Lunedì, siamo tornati da te. Per i mobili. Un prestito personale miserrimo di 3000 euro.

Siamo tornati come socio amministratore di un’azienda.

Con  stipendio medio alto.

Però rispondi che non abbiamo continuità.

Ma te li vedi i telegiornali, omino della findomestic???????

Tutti ordinano flessibilità, dicono che siamo ciusi, ma a mia, pirsonalmente, l’unichi ciusi mi parete voialtri.

Mi hai detto “nossignore”.

E stronza io i soldi ce li avevo per prenderli, solo che nella vita le cose non si sanno mai.

Ero io che ti regalavo 500 euro di interessi.

Eri tu he ne avevi un vantaggio, perchè se non sono l’ottimo pagatore io, allora spiegami chi lo è.

Io al limite non mangio, ma le rate le ho sempre pagate. Puntualmente.

Ho una mastercard. (la mia banca crede allora che io possa coprire?? di questi tempi non è cosa facile avere la carta di credito).

Ho fatto 3 traslochi in 3 anni e ancora non sono arrivata a chiedere l’elemosina.

Ok, le difficoltà non mancano. Ma tu, omino della findomestic, dormi su un cuscino di piume dell’oca dalle uova d’oro?-

Insomma findomestic, io il finanziamento lo ottenni da Agos.

E tu hai perso un cliente buon pagatore, perchè se i soldi li dai solo a chi ce li ha non hai nessuna funzione nella società. Chi ce li ha non li chiede,li spende.

Ok Findomestic, sei solo una voce da cancellare in una giornata nera.

L’autra è u dentista…ma il discorso è lungo, e poco resistente come i miei denti.

Buon giorno 🙂

 

 

Cara Kate…

Cara Kate,

               Ascoltavo disinteressatamente la radio. Ero lì, mezza rimbambita come al mio solito, con la prima red bull della giornata andata via, un leggero malessere dentale, dovuto più al pensiero del preventivo del dentista che ad altro, un venticello leggero che entrava dalla finestra, e, vicino alla red bull, un finto vetril preso al discount.

 

Che la vita di noi donne è sempre così trafficata. Fatta di colazioni in cui il caffè lo prendi col dolcificante e poi ti “catafutti” una brioche con marmellata di mirtilli, e chiudi gli occhi visualizzando una iris con la ricotta.

Perchè quando sia importante la visualizzazione, Kate, lo hai imparato anche tu.

Dice che stai partorendo con l’ipnoparto, che un vecchio ginecologo, quello della tua nonnina (ma quanti anni ha??) ti assisterà nel parto.

Che la real casa spende 6000 sterline al giorno per l’ospedale e la tua assistenza. (e gli inglesi pagano le tasse).

Insomma kate, pare, e dico, pare, che di questi tempi sei l’unica in grado di partorire.

E mentre io mi ricordo che andavo a fare i tracciati da sola, in macchina, e che poi ruppi, e dico RUPPI, le acque in piena notte, nel letto di quando ero piccina, tu sei già ricoverata, che domani è il giorno buono.

Ma te lo dissero che certe volte i bambini “pigghiano” e “lassano” giorni??

Kate, mi duole dirtelo, ma fare un figlio non è girare un film.

Che nella vita ci vuole fortuna (ok hai sposato il principe d’inghilterra, sei una specialista..) e  se un parto deve andare bene fai un fosso e ci cachi il bambino dentro. E insomma kate, con una punta d’invidia di auguro di vedere le fiammelle mentre sei ipnotizzata. E speriamo che sei femmina, che i maschi windsor portano male.

 E ti auguro pure che sto figghio prenda tutti i 10 giorni possibili. Così, i fotografi sono stremati e quando nasce non se ne accorgono.

Vabbene, katiù. dai. NNi viremmu no sfincionaru.

A Mirandola, un terremoto dentro me

Una delle tante cose che mi sono prefissa di fare, quando lasciai di corsa Bologna, è stata quella di tornare.

Tornare per assaporare la poesia di luoghi diversi.

E oggi avevo la possibilità di avere un passaggio in macchina, casualmente, fino a Mirandola.

E così, alle 9 e 20, dopo due ore di macchina sono approdata a Mirandola, in direzione Castelmaggiore.

Il navigatore mi ha tirato un tiro mancino..avevo tetto “stazione mirandola” e lui ha risposto portandomi alla stazione degli autobus.

Peccato che il mio ” tassista” avesse già cominciato a lavorare, e come in uno dei tanti giorni in una qualsia Buffalora italiana mi sono ritrovata senza avere punti di riferimento.

Come si risove in casi del genere.

Semplice.

Si fa finta di avere voglia di caffè, si va in un bar, e si chiedono informazioni.

Così ho chiamato il prontobus.

Nel frattempo ho fatto un giro in centro. Ho visto un paesino bellissimo, dilaniato dalle continue scosse, che io ancora le sogno la notte.E che mi terrorizzano.

mirandola

 

E mi sono chiesta se quella lì non assomiglia un po’ alla mia vita. E mi sono data una certezza.

Che se anche un terremoto ti sconvolge, nulla è più forte della voglia di vivere. Nulla è più forte della voglia di futuro.